Ho un timore…

C’è un motivo per cui temo l’esistenza di dio… Non per le fiamme che mi aspetterebbero all’inferno, una volta lasciato questo mondo, ma per la consapevolezza di essere superiore a colui che mi ha creato…

Ricordi…

I nostri ricordi sono castelli di sabbia che la marea trascina nell’abisso, via con se, quando scende la sera.
Ma tu sei una conchiglia incastonata sulla riva del mio cuore, un’emozione.
E nessuna brezza, e nessuna marea, potrà mai trascinarti lontano da me.

Il Baleno D’amore

Arranco.
Sulle tracce della mia cometa
boccheggio
senza mai provar vera fatica.
Affronto
con la sol spinta del cuore
‘l si tortuoso viaggio
c’accosta me, semplice uomo
all’illustre mago
c’al capan scostava
il vell dall’oro.

Io soltanto
e me da dono,
io, il mio cuore e la mia vita
e me, ancora,
a quella stella,
legger bocciolo
che per dischiuder se, meraviglioso
accolga mia esistenza in suo favore.

E non importa la stagione fragile,
e non si guarda avvicinar grigiore
che possa, d’estasi suprema,
opaco divorar splendore.

Perchè quell’attimo
quel brivido divino,
l’elevazione dell’umano spirito
è un caldo fremito d’eternità
è l’assoluto nell’umanità.

Così scavalco barricate e muoio
nel fango e nella merda,
per te, per regalarti un fiore;
è d’insulsa esistenza, abbraccio arguto,
è del tutto probabile, la direzione.

L’assoluto nel niente,
Il Rifugio dal nero,
è nel caduco tempo
un baleno, d’amore.

Noi, decidiamo davvero?

Sono certo che da qualche parte, nell’universo, vi sia una forma di vita che ci osserva, che non ci valuta come creature dal libero arbitrio, ma ci giudica come prodotti matematici del nostro passato.
E’ sempre stata innata all’uomo la tendenza a creare schemi infondati e dare interpretazioni profondamente soggettive della realtà per sopperire al suo bisogno di sentirsi importante, centrale, immortale, per trovare la forza di vivere abbattendo il muro della ( cruda ma reale ) consapevolezza che, qualunque cosa si faccia e qualunque cosa accada siamo e saremo sempre ininfluenti per il cosmo e destinati a scomparire non solo individualmente, ma anche collettivamente, convinzioni che potrebbero nuocere gravemente e alla voglia di inserirsi nell’attuale contesto sociale e, in taluni casi, alla smania di vita stessa. Eppure, in tutto ciò, c’è sempre stata una cosa che l’umanità ha eretto a proprio baluardo, che similmente quando una fioca luce s’intravede in una grotta che altrimenti sembrerebbe non avere vie d’uscita ha rappresentato l’appiglio epocale per il genere umano : si tratta del libero arbitrio, la capacità di scegliere e di cambiare il corso degli eventi con il proprio agire, quel qualcosa che nel nostro profondo ci fa sperare tutta la vita che prima o poi qualcuno inventi una maniera per permetterci di vivere eternamente giovani o per sfuggire all’esplosione del sole. Ma cosa vi fa pensare che anche in questo non vi sia, di fondo, un errore concezionale?

La probabilità non esiste, o meglio, è un’alterazione percettiva che affonda le sue radici nella nostre scarse capacità intellettive; matematicamente parlando, ci da delle indicazioni grossolane e sommarie su ciò che potrebbe accadere, ma non escludendo che si potrebbe prevedere esattamente ciò che accadrà, semplicemente lasciando permeare la consapevolezza che noi non siamo in grado di farlo. E’ un po’ come quando vediamo una ricostruzione storica cinematografica di un determinato periodo passato, chessò, ad esempio le campagne di Annibale in italia; ricostruiamo, appunto, basandoci su ciò che sappiamo e tappando sommariamente i buchi dove non sappiamo, consapevoli di non sapere tutto, sì, ma consci anche del fatto che sarebbe teoricamente possibile saperlo. Nello stesso modo, è possibile prevedere il futuro, perchè non si tratta di un qualcosa di incerto, che sarà determinato da scelte indipendenti di creature indipendenti; il futuro è insito nell’universo dalla sua stessa creazione, la storia dell’universo, dal momento della sua creazione, lo pervade in lungo ed in largo, e può essere colta ricorrendo alla struttura matematica del reale. Troppo complicato, per noi; come è esageratamente complicato prevedere, fatto un determinato lancio di dado, in che punto esso cadrà e quale faccia volgerà al cielo in quanto vi sono variabili ( attenzione, variabili intese come fattori che condizionano, e non come fattori che possono variare. Possono variare solamente da un lancio ad un altro ), eppure è una cosa matematicamente possibile da prevedere, figurarsi se si può immaginare di prevedere una struttura miliardi di miliardi di volte più complessa quale è il corpo umano; probabilmente, il nostro cervello non sarà mai in grado di compiere simili calcoli, certo, ma io sono fiducioso; le mie speranze, sono riposte nell’utilizzo del computer. Forse un giorno avremo a disposizione macchine tanto potenti da essere in grado di prevedere il futuro.

Ma tornando al punto focale della questione, ovvero il libero arbitrio umano, la conclusione di questa breve riflessione ( che sarebbe da approfondire ampiamente, e non vi biasimo se in questo momento state pensando che io stia sparando un po’ a zero, nonostante io vi possa assicurare che non è affatto così ) è che l’uomo non è in grado di scegliere. Non è in grado di scegliere, semplicemente perchè, quella che lui chiama e vede come scelta dettata dal caso, dal momento, e da un milione di altri fattori, è in realta una necessaria conseguenza di numerosissime cause, cause che a loro volta sono state conseguenza di qualcosa di precedente; in definitiva, l’uomo non è altro che una porzione di spazio che sottostà alle leggi della fisica… Avevate forse dei dubbi, a riguardo? Come vi può venire in mente di pensare che le leggi della fisica che conosciamo siano tutto, ma soprattutto, che in una realtà tanto complessa vi siano leggi solamente per alcune cose?

E’ sempre merito del contenuto?

“Dunque, eccomi qui per raccontar questa sontuosa varietà di consanguinee alle milesie e a lusingare con eufoniche parol l’orecchio tuo, lettore, se solamente tu ti prenderai la briga di lambire con lo sguardo questi fogli pregni d’una verve tutta alessandrina. Ed avrai da sbalordire allo mio dir di uomini trasfigurati ed alterati nell’essenza, e poi tornati ad esser come prima…”

[Traduzione dal Proemio delle Metamorfosi di Apuleio]

Il pezzo mi ispirava particolarmente, tanto che era già un po’ di tempo che meditavo di dare una mia versione della traduzione; penso che ciò che manca in alcune di quelle che ho letto sia un po’ di musicalità che sento a pelle nel significato di queste parole dell’autore… Mi piace pensare che l’autore abbia provato a trasmettere il movimento mediante l’utilizzo del lessico, di dare l’idea di un trionfo di colori, che si compenetrano l’un l’altro in un’interminabile e splendida fusione utilizzando soltanto il potere delle lettere e della sintassi… Non penso possa esserci niente di più bello di un carro carico di gemme e preziosi che scintilla alla luce prima di tutto per i fastosi drappi di lino ricamato che ricadono giù, a rendere semitrasparente il contenuto. Anche questo, è scrittura…

Eros Ieri

Son di Settembre i fasti augustini,

le vibrazioni di gioie e di vini.

Svelle solinghe il tuo, uomo, memorie,

soavi strasci di legno nel blu.

Riflessione

” C’è un unico errore innato, ed è quello di credere che noi esistiamo per essere felici. ”

Il filosofo Arthur Schopenhauer diceva ciò; ed è un qualcosa in cui io credo fermamente. Perchè l’uomo non si è mai rassegnato alla sua esistenza per puro caso, non si è mai sentito sconfitto, neanche di fronte ad una battaglia che, ahimè, non è mai nemmeno cominciata. E così ha sempre tentato di elevarsi a qualcosa di più, ha creato divinità, ha inventato religioni che giustificassero la sua superiorità rispetto ad un qualcosa di cui è parte integrante ed ha tentato di giustificare la sua immortalità trasformando banali ( o meno banali, ma sempre fisicamente parlando ) processi biologici in concetti astratti e valori assoluti. Cos’ha in più del resto degli animali terrestri l’uomo, per aver fatto tutto ciò, vi chiederete? Probabilmente la capacità di astrazione, ma questa dote lo rende solamente diverso dagli altri esseri viventi; dunque ne superiore, ne slegato dal contesto naturale. Ed anzi, è probabilmente un male, perchè sfavorisce il connubio con la natura e la totale adesione ad essa, o perlomeno la sfavorisce dal punto di vista concezionale del lato “essere umano”.

A questo punto, cosa possiamo definire artificiale? Se per artificiale si intende qualcosa in cui l’uomo ha messo mano, la definizione contemporanea può reggere, ma se già intendiamo solamente che si tratti di qualcosa di slegato dal contesto naturale stiamo andando fuori strada. L’uomo è natura, la natura è in piccola parte anche uomo. La natura, è universo, e niente non è universale. C’è davvero grande differenza concettuale tra un formicaio e un grattacielo? Sono entrambi costruiti per necessità di natura. La sola differenza tra una termite e l’uomo, è che quest’ultimo è sede di processi chimici più complicati e numerosi della prima, e niente più; dire che l’uomo distrugge la natura è come dire che l’uomo distrugge se stesso. L’uomo modifica la natura con le sue mani esattamente come i delfini la modificano con le loro pinne.

Ma ora sto divagando troppo, e rischio di allontanarmi eccessivamente dal mio obbiettivo primario, ovvero quello di farvi notare che la felicità è solamente una cosa in più e la nostra visione del mondo non dovrebbe essere quella di una bella sfera colorata e gioiosa, ma di un pianeta sede di processi biologici rari e complicati. Forse solo accettando questo potremmo liberarci dall’angoscia che spesso ci opprime e vivere una vita che valga davvero la pena di essere vissuta.

Eclissi Cognitiva

Bigio cipiglio lusinga

ala di bianco colombo,

quasi marmoreo noncura

cosa di eguale valore,

antico ente, or sbiadito.

Flebile cuore non finga

labile fiamma, suppongo,

c’avvampa d’invidia pura

debole corpo, incolore.

Corpo al macero adibito.

E non può esserci arringa,

che del destino, la cura,

dica pietosa, di rito.

Per spietatezza, un mito,

non altro appare il creatore

e spare così, radura,

baita di spirto, che pongo,

persona a sognare spinga.

‘sì non di speme condito

l’essere non è assertore

di persistenza futura.

Futile pezzo di lombo

la rete del campo cinga.

MASCHERA DI SUPERIORITA’

Lo sfrugugliar del bimbo
‘si imbevuto d’atavica essenza,
fiorisce il cuor d’un limbo
che frantuma la parvenza.

Nello artificio celebrale
fabbro di bautta d’eccellenza,
spare in noi identità animale
del volar leggero quintessenza.

Il Mulino

ineluttabile, il crepitar
d’acqua, s’appaia
al cricchiar d’automatismo
che trapela impronta d’uomo.

Impercettibile, frescura
mattutina, smuove
corolle rigogliose e crepe
invade d’ansia di senilità.

E la luce, c’adduce
antitetica veduta,
irraggionevole fusione
d’un capriccioso fato,

è la luce, che rivela
di persuasioni credule
e verità svelate il giogo.

Come il mulino ad acqua,
di prati e rivi e colli attorniato,
acida brughiera nelle terre del creato.